Roby Marton 8 €

Gin Italiano – 47 %

Roby Marton Italian Gin in Naples - Mosto Brewery Roby Marton

Giallino pallido, lievemente torbido, al sapor di ginger e liquirizia. Io lo voglio considerare anche come una sorta di indicatore biologico, il segno di un Rinascimento: la possibilità che l’Italia, con il lavoro di gente come Roby Marton, possa diventare un paese dove si distilla anche qualcosa di diverso dalla grappa (o dai soliti, pochissimi brandy).
Il gin è bambino, non ha ancora compiuto due anni e l’anno scorso ne sono state prodotte soltanto 6000 bottiglie. Quest’anno saranno diecimila e l’anno prossimo è da capire: Marton sta comperando un nuovo alambicco che gli consenta di aumentare la produzione. Non sarà mai un gin di massa: “Credo che con tutta la buona volontà, mi sarà impossibile un giorno fare più di 30mila bottiglie all’anno. Tra l’altro, le infusioni le faccio tutte io, una per una”. Tecnicamente il Marton’s è un cool compound, un gin fatto per infusione a freddo. Significa che al distillato base di cereali e ginepro, vengono successivamente aggiunti gli altri botanicals a macerare per una decina di giorni. Qualcosa di non molto diverso, dal punto di vista concettuale, dalla ricetta che ho fornito qualche settimana fa per fabbricarvi il gin in casa. Soltanto che il gin Marton’s è molto più buono del mio. Che volete farci… Marton, 49 anni da Treviso, negli spiriti ci lavora da sempre. Al suo attivo ha già un bourbon aromatizzato e un liquore in base rum. “Però io ho sempre avuto la passione del gin e così, circa quattro anni fa, mi sono detto “proviamo”. Ero appena stato in Spagna , dove la “movida” del gin era già molto forte e mi è sembrato che fosse arrivato il momento. Ho iniziato con un alambicco casalingo e per un paio d’anni ho provato e assaggiato spezie”. Quali? Scorze di agrumi, cannella, liquirizia, anice, pepe rosa, rafano, zenzero, frutti rossi e chiodi di garofano. Non esiste il rischio di rendere la produzione disomogenea? “Non c’è il rischio: c’è la sicurezza. Ma io credo che faccia parte del gusto. In ogni caso si tratta di differenze lievissime, che in cocktail diventano assolutamente impercettibili”. Del resto, anche la scelta di lasciare il gin a colore naturale senza schiarirlo fa parte della stessa filosofia: “Io faccio solo una microfiltratura perché anche l’aspetto deve suggerire che si tratta di gin assolutamente artigianale. Peraltro, filtraggi più decisi diminuiscono non solo i colori ma anche i sapori”. Come si beve il Marton’s? Per me, anche da solo con un cubo di ghiaccio. La ricchezza dei sapori, su cui spiccano la liquirizia ma anche lo zenzero, ne fanno un solista. Magari nel bicchiere si può aggiungere un pezzetto di liquirizia (in legno, non la caramella!!!) e una fettina di ginger fresco. Secondo Roby Marton, la morte sua è il gin tonic, anche se io consiglio di usare una tonica delicata per non violentare il distillato. Però, il Marton’s è ottimo anche in quello che il suo genitore chiama l’Italian Mule, un moscow mule fatto con il gin. Val la pena di provare, tra l’altro il Moscow mule è uno dei cocktail in piena rinascita e in grande diffusione.

 

[Fonte: Corriere.it]
Paese di provenienza Italia
Gradazione Alcolica: 47%
Colore: Giallo paglierino
Botanical: Scorze di agrumi , cannella , liquirizia , Semi di anice , bacche di ginepro, pepe rosa , rafano , zenzero, frutti rossi, chiodi di garofano
Distillazione: 2 volte

Gin Tonic a Napoli - MostoMOSTOCONSIGLIANDO: Per assaporare al meglio questo gin lo consigliamo in abbinamento alla Tonica Plose.

 “Una storia pura, incontaminata, cristallina. L’azienda Plose nasce nelle Dolomiti dell’Alto Adige, una terra preziosa, dichiarata patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco. Un viaggio nel tempo alla fonte della purezza: progettata da Madre Natura, dal monte Plose sgorga un’acqua eccellente, benefica e buonissima, trasformata in succhi e bibite completamente naturali dall’azienda Plose”